In vertiginosa crescita negli ultimi anni, ad oggi, l’agricoltura biologica viene considerata un modello equilibrato per lo sviluppo delle coltivazioni, fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici e per la riduzione sull’impatto antropogenico, oltre che un modo per mangiare sano. Lavorare la terra scegliendo l’agricoltura biologica è, come per chi consuma prodotti biologici, una vera e propria “scelta per la vita”, una filosofia che recupera spesso tecniche antiche e collaudatissime poco invasive per l’ambiente e per la salute.

Ma cosa la distingue dall’agricoltura che noi conosciamo?

La trasparenza di tutti i cicli della filiera di produzione agroalimentare bio che dànno modo al consumatore di essere più consapevole coinvolgendolo “dal basso” ad un cambiamento etico nei confronti dei consumi. In questi ultimi anni il consumatore è diventato un soggetto attivo che produce “grandi” cambiamenti etici nel mercato grazie alle proprie scelte di acquisto. Molte aziende si convertono perché le persone prendono coscienza sempre di più che siamo ciò che mangiano soprattutto in un contesto globale in cui il rispetto dell’ambiente è divenuto prioritario.

L’azienda agricola biologica, facendo propria questa filosofia, è un vero e proprio microcosmo che opera a ciclo chiuso e dunque una macchina perfetta che viaggia solo grazie alle sue molteplici risorse. Nulla è dato dal caso e ogni elemento che ne fa parte mantiene salda la relazione con l’habitat che lo circonda, al fine di permettere la sopravvivenza di uccelli, insetti e piccoli mammiferi che interagiscono per il controllo dei parassiti dannosi alle colture.

Ma quali sono i principi e le pratiche di coltivazione che un agricoltore biologico deve fare proprie? Ne abbiamo sintetizzati alcuni poiché ci sarebbe davvero tanto da parlare, quelli che noi riteniamo basici sono:

Seguire rigorose restrizioni nell’uso di fertilizzanti sintetici, pesticidi chimici, antibiotici o altre sostanze non naturali e farci arrivare prodotti sani e non “tossici” in tavola, salvaguardando la vita degli “insetti utili” e a tutti quegli esseri viventi che vivono nel loro habitat naturale;

non coltivare organismi geneticamente modificati (OGM);

adottare la rotazione delle colture per utilizzare in modo efficiente le risorse del terreno e per migliorarne la fertilità;

Sfruttare tutte le risorse che l’azienda e il territorio offrono, come il letame e concimi organici (compost di terra resti vegetali, cenere di legna tutto biodegradabile e non inquinante) e/o mangimi prodotti in azienda, crescere specie animali e vegetali che si adattano perfettamente all’ambiente poiché più resistenti a malattie, o che non vadano a stravolgere il precario equilibrio dell’eco-sistema;

Allevare il bestiame “al pascolo” e nutrirlo con foraggio biologico, rispettando le pratiche di allevamento a seconda delle specie;

Attuare la “pacciamatura” coprendo il terreno con fieno o erba fresca per proteggere le colture dagli sbalzi di temperatura e ostacolare la crescita di erbe infestanti;

Utilizzare il “sovescio”, la semina di piante che fiorite si interreranno per fertilizzare e proteggere il terreno dall’erosione.

E in fatto di normativa?

Dal 1991 l’Unione Europea disciplina l’agricoltura biologica attraverso regole e criteri di coltivazione definiti. Le direttive europee sanciscono il riconoscimento come biologici solo i prodotti sottoposti a controlli attraverso organismi preposti a questo scopo, enti privati che verificano l’applicazione delle direttive UE da parte del produttore, in tutto il ciclo di produzione, dal seme al prodotto finale fino alla sua certificazione in etichetta. Il logo europeo che distingue i prodotti di origine biologica noto come “Euro-leaf” è diventato obbligatorio dal 1° luglio 2010 e, per riceverlo, il prodotto dovrà avere delle caratteristiche specifiche come essere composto dal 95% degli ingredienti biologici, conforme alle regole imposte dal sistema di controllo e certificazione e descrivere l’intera filiera di provenienza: il nome del produttore, del preparatore ed il codice dell’organo di certificazione che ha effettuato il controllo prima della distribuzione e della vendita del prodotto.

Lo sapevate che….

L’Italia è ai primi posti nell’esportazione di prodotti biologici. L’Ispra ha registrato un fatturato di oltre un miliardo di euro l’anno, esattamente un terzo del totale complessivo del fatturato in fatto di biologico italiano.

Nel 2017 in Italia si contavano ben 83.695 operatori di settore e una superficie coltivata con il metodo biologico pari a 1.492.579 ettari e, ogni anno la crescita esponenziale è pari al 2% così come è costante in tutto il mondo, nell’UE la crescita annua è pari al 6%. Il continente con più produzione agricola biologica nel globo è l’Oceania con il 32%, ma l’Europa si è conquistata il secondo posto con il 30%. Sul nostro territorio nazionale le regioni in testa sono la Sicilia (9.660), la Calabria (8.787), la Puglia (6.599) che, insieme, producono bel il 46% della produzione biologica italiana, ma di mese in mese la “conversione” al biologico cresce vertiginosamente anche in altre regioni. Una grande conquista per tutti.