Compagnia della Melanzana

Dal 18 al 25 giugno la settimana della Compagnia della Melanzana

Dal 18 al 25 giugno parte la settimana della Compagnia della Melanzana.

Tutti coloro che nella loro sporta hanno trovato il tagliando di questa Compagnia potranno usufruire del 10% di sconto sulla propria spesa qualsiasi sia la scelta, sporta grande e piccola  a sorpresa o sporta fai da te nella settimana dal 18 al 25 giugno.

Continuate a seguirci su Facebook e sul sito e scoprire la settimana della vostra Compagnia!

insalata di pesche la sporta

Insalata di pesche

Se vogliamo divertirci a miscelare sapori e a sperimentare ricette insolite con la frutta di stagione, alcune idee semplici per gustare le pesche dall’antipasto al contorno. Proviamo a combinare la pesca noce con un formaggio fresco con un pizzico di origano e timo, o su un crostino di pane  a fettine con il gorgonzola. Se amiamo il gazpacho, frulliamo insieme 4 pesche bianche, un pomodoro ramato, un mazzetto di basilico, 1 scorsa di lime,  1 cucchiaio di aceto balsamico e olio di oliva extravergine 6 gocce di tabasco, da tenere in frigo e da servire con una fogliolina di basilico fresco e tanto ghiaccio.

Ma per chi ama le insalate, quella di pesche è freschissima e può essere consumata anche come antipasto.

Ingredienti: 8 grosse pesche bianche, peperoncino in polvere o a scaglie, il succo di un limone, un cucchiaio di semi di cumino, 3 prese di zucchero,  pepe nero macinato al momento, sale q.b.

Preparazione: Laviamo le pesche e asciutte, tagliamole  a fettine sottili lasciando la buccia. Sistemate in un bel piatto largo, le condiamo con lo zucchero, il sale (2 prese), il peperoncino e mescoliamo. In un pentolino tostiamo i semi di cumino e distribuiamoli sopra le pesche.

 

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Il sistema agricolo sostenibile: la permacultura

“Le strategie “dal basso verso l’alto” più rilevanti partono dall’individuo e si sviluppano attraverso l’esempio e l’emulazione fino a generare cambiamenti di massa. La permacultura – per quanto complementare a molti approcci “dall’alto verso il basso” all’interno del movimento ambientalista – non ha come obiettivo principale quello di far pressione su governo e istituzioni per cambiare la politica, ma quello di permettere a individui, famiglie e comunità locali di accentuare la loro autosufficienza e autoregolazione. […] Tale approccio si basa sulla consapevolezza che una parte della società è pronta, disponibile e in grado, sostanzialmente – questo è ancora più significativo – di cambiare il proprio comportamento, se crede che ciò sia possibile e rilevante. Questa minoranza socialmente ed ecologicamente motivata rappresenta la chiave di volta di un cambiamento su larga scala.”

David Holmgren, Permacultura, dallo sfruttamento all’integrazione. Progettare modelli di vita etici, stabili e sostenibili

Se vogliamo conoscere un po’ di più il mondo che ruota intorno all’agricoltura biologica, non possiamo fare a meno di approfondire parlando della “permacoltura”. Questa parola è stata “recuperata” negli anni ’70 da Bill Mollison e David Holmgren per descrivere un sistema integrato ed evolutivo di specie vegetali ed animali auto-perpetuante utili all’uomo. Il concetto infatti era già noto nel 1911, poiché coniato da Franklin Hiram King nel suo libro Farmers of Forty Centuries: Or Permanent Agriculture in Chinr, Korea and Japan.

Permacultura nasce dall’unione di due parole “permanent agriculture” e la sua definizione più corretta può essere così sintetizzata: “terreni progettati coscientemente in modo da riprodurre gli schemi e le relazioni presenti in natura, in grado di produrre abbondanza di cibo, fibre ed energia al fine di provvedere ai bisogni locali” e lo stesso Hiram partiva proprio dalla definizione di un sistema agricolo totalmente autosufficiente sostenibile per un tempo illimitato.
Mollison e Holmgren, recuperando questo sistema, consapevoli che l’uomo non può sopravvivere senza abbracciare un’agricoltura sostenibile e soprattutto una gestione etica della terra, hanno applicato praticamente  la teoria sviluppando diverse scienze ecologiche – attingendo da varie aree di interesse quali architettura, biologia, selvicoltura, agricoltura e zootecnia – aprendo la strada ad orizzonti progettuali innovativi.
In Australia, a partire dal 1974, Mollison e Holmgren cominciano a sviluppare un quadro di riferimento per un sistema agricolo sostenibile, incentrandolo su una policoltura a base di specie arboree perenni, arbusti, specie erbacee, funghi e sistemi radicali. Questo metodo include la progettazione di insediamenti umani che possano ridurre il lavoro necessario per mantenerli, gli scarti e l’inquinamento e contemporaneamente preservare ed  incrementare naturalmente la fertilità dei terreni e la biodiversità.
Questa metodologia di progettazione, che ha compiuto i suoi primi 50 anni,  ha dato e dà,  come risultato,  un ambiente  equilibrato e sostenibile. Applicando i suoi principi e le strategie ecologiche, si è vista la possibilità reale del ripristino dell’equilibrio dei sistemi alla base della vita: dalla conservazione consapevole degli ecosistemi produttivi, nel rispetto della diversità, alla stabilità e alla flessibilità degli ecosistemi naturali. La permacultura, nata come sistema di progettazione del territorio che integra l’uomo con l’ambiente armoniosamente ha, come obiettivo prioritario, la realizzazione di insediamenti duraturi, il più possibile vicini agli ecosistemi naturali, rispettando la morfologia, il clima, il terreno la vegetazione e gli esseri viventi che vi abitano, sviluppando uno stile di vita non predatorio ma volto al sostegno reciproco tra tutti questi elementi.
Il risultato è un sistema di grande valore etico, sostenibile nel tempo, un processo che va ad intaccare strategie economiche e strutture sociali consolidate producendo profondi cambiamenti socio-culturali. ll metodo della permacultura si è diffuso in tutto il mondo a partire dagli anni ottanta, nel 2002 si contavano 100.000 realtà in tutto il mondo. Ancora troppo poche rispetto a ciò che si potrebbe fare forse perché la cultura volta al consumismo è profondamente radicata e forse perché poco incentivata dalle autorità politiche globali e locali.  Nonostante ciò possiamo leggere i risultati di anni di sperimentazione grazie ad una vasta bibliografia che opera al fine di promuovere queste tecniche volte al cambiamento.
L’opera di Mollison e Holmgren può essere così sintetizzata:
La crisi ambientale – è un problema reale e di tali dimensioni che le trasformazioni – in peggio – della civiltà moderna non potranno mancare creando devastanti conseguenze e mettendo in serio pericolo il benessere e la stessa sopravvivenza della popolazione mondiale, in costante aumento.
L’impatto globale sull’ambiente – quello già presente e quello futuro – dato dalla crescita esponenziale della società industriale e della popolazione –  sulla  biodiversità sarà sicuramente molto più vasto e repentino dei cambiamenti registrati negli ultimi secoli.
L’uomo, come ogni altro essere vivente, è soggetto alle stesse leggi scientifiche che governano l’universo materiale e l’evolutive, prime fra tutte quelle relative al bilancio energetico.
Lo sfruttamento dei combustibili fossili  – e il suo probabile esaurimento nel tempo –  è la prima causa della sovrappopolazione mondiale, delle conquiste tecnologiche che governano la società moderna, e nonostante sia difficile prevedere gli sviluppi della società umana successivi all’esaurimento di tali risorse energetiche, è indubbio che i prossimi decenni vedranno il ritorno ai modelli culturali preindustriali più vicini alla natura e a modelli sociali dipendenti da energie e risorse rinnovabili.
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Arancione e giallo i colori dell’estate

Stiamo già pensando alle nostre vacanze al mare? Cominciamo a proteggere la nostra pelle consumando frutta e verdura dai colori dell’estate: gialli ed arancioni, ricchi di beta-carotene.
Volendo sfatare un mito le pesche le albicocche, le carote, i peperoni non aiutano ad abbronzarsi più velocemente ma, grazie al beta-carotene – che il nostro organismo, il fegato per l’esattezza, trasforma in vitamina A, quando necessario – bilanciano gli effetti negativi dell’esposizione al sole. Il beta-carotene infatti contribuisce a proteggere la nostra pelle dall’invecchiamento e da mali peggiori, sottoposta al calore del sole per molte ore e dunque a un forte stress. E’ il più potente precursore della vitamina A insieme ad altri coretenoidi quali l’alfa-carotene e la beta-criptoxantina. La vitamina  A soprattutto, è indispensabile a tutte le età e il suo apporto dovrebbe essere quotidiano (ma non in eccedenza perché potrebbe risultare tossico), poiché è la vitamina della “vista”  per eccellenza ma influisce anche sul rinnovamento dei tessuti e il sistema immunitario, interviene nel processi di cicatrizzazione e protegge la pelle dalle aggressioni esterne. Beta-carotene e provitamina A si trovano negli alimenti di origini vegetale, nelle uova e nel burro.
Le verdure che hanno un apporto maggiore di beta-carotene sono l’acetosa, la rapa, il cerfoglio, la carota, il tarassaco, gli spinaci, il prezzemolo, l’albicocca e la pesca noce, scarola, cicoria, cavolo rosso, lattuga.
Un consiglio: nella preparazione di insalate ricche di beta-carotene per favorire l’assorbimento di provitamina liposolubile utilizziamo un filo d’olio.
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Pesche e albicocche tutte da bere

Pesche e albicocche tutte da bere grazie a questo centrifugato detox a cui potremo aggiungere anche le carote e lo zenzero. Vera miniera di vitamine, con l’aggiunta del ghiaccio, non solo è un ottima bevanda per dissetarci nelle giornate estive, ma ha anche un alto contenuto di antiossidanti e contiene beta-carotene che apporta benefici alla pelle e alle ossa. Ecco come faremo per avere una bevanda tanto squisita!

Gli ingredienti: 300 gr di albicocche, 300 g di pesche, 2 carote piccole, acqua quanto basta, una punta di zenzero fresco.

Preparazione: laviamo e sbucciamo, eliminando il nocciolo, le albicocche e le pesche, puliamo le carote facendo attenzione che siano completamente spellate. Tagliamo i frutti a pezzetti per mettere tutto nella centrifuga. Azioniamo e aggiungiamo lo zenzero e l’acqua per rendere la bevanda liquida. Filtriamola e travasiamola in bicchieri alti aggiungendo del ghiaccio.

Possiamo sostituire lo zenzero con limone o un pizzico di cannella, se volessimo renderla un po’ più dolce  possiamo aggiungere dello zucchero di canna o del miele. L’importante però è che venga consumata subito per poter assumere tutte le proprietà della frutta!

 

Ciambelle La sPorta

Ciambelle calde per tutti!

Oggi è giornata di ciambelle! Abbiamo aspettato una settimana che la nostra pasta madre crescesse.

E ora, possiamo cominciare a lavorarla a nostro piacimento. Cominciamo dalle ciambelle, perché, dopo tanta pazienza,  ci meritiamo un po’ di coccole.

Gli ingredienti: 500 gr di farina,  250 gr di pasta madre, 200 ml di latte tiepido, 50 gr di burro a temperatura ambiente, 80+50 (per la copertura) gr di zucchero, la scorza grattugiata di mezzo limone.

Procedimento: ieri sera abbiamo messo la pasta madre a sciogliere nel latte tiepido e  abbiamo aggiunto 250 grammi di farina e 80 di zucchero. Abbiamo impastato e lasciato risposare per tutta la notte.

Ora prendiamo l’impasto e uniamo gli ingredienti amalgamandoli. Lasciamo lievitare per un paio d’ore in una ciotola coprendo con un panno. Quando ha lievitato, riprendiamo l’impasto e stendiamolo creando uno spessore di mezzo centimetro. Formiamo dei dischi aiutandoci con un bicchiere o una tazza facendo un buco nel mezzo con un bicchierino da caffè. Adagiamo le ciambelle nella teglia su carta da forno e lasciamole lievitare ancora per un paio d’ore nel forno spento.

Accendiamo il forno a 160° e facciamo cuocere per 20 minuti circa controllando la cottura. Lasciamo raffreddare.

Per i più golosi: le ciambelle possono essere decorate spargendovi sopra lo zucchero, il cacao in polvere o decorandole con cioccolato fuso o glassa a piacimento.

Per chi avesse bambini in casa: facciamoli partecipare, più siamo, meglio stiamo: oltre ad essere divertente passeremo un pomeriggio indimenticabile!

Cornetto

Cornetti fragranti a colazione!

Per cominciare bene la giornata non c’è nulla di meglio che un cornetto caldo fragrante profumato a colazione! Per i più temerari che amano fare tutto da sé, oggi prepariamo i cornetti. E’ arrivato il momento di mettere alla prova le proprie capacità,  la lavorazione non è complicata ma richiede tempo. Ben 48 ore…

Abbiamo preparato la pasta madre? Tiriamola fuori dal frigo e diamoci da fare.

Gli ingredienti:300 gr di farina 00, 100 gr di farina Manitoba, 150 gr di pasta madre rinfrescata il giorno prima, 100 gr di zucchero semolato, 150 gr di latte intero fresco, 60 gr di burro, 1 uovo grande da 60 gr circa, 1 bustina di vanillina

L’occorrente per farcire: per la spennellatura,  1 albume d’uovo. Per la spolveratura: zucchero a velo. Per la farcitura: cioccolata, marmellata, miele.

Indossiamo la parannanza e cominciamo!

Sciogliamo  il lievito madre (rinfrescato ieri) nel latte e riponiamolo nell’impastatrice. Aggiungiamo la farina, il burro e l’uovo leggermente sbattuto.

Azioniamo l’impastatrice (ma per  chi non l’avesse dovrà usare la forza delle proprie braccia!)  fino a quando l’uovo non si è assorbito completamente, dopodiché andiamo ad unire lo zucchero e la vanillina.  Continuiamo ad impastare fino a quando tutto non risulti essere ben lucido e si stacchi facilmente dalla ciotola. Facciamo riposare il composto per circa 4 ore.

Passate le 4 ore di rito, prendiamo il panetto e lo dividiamo delicatamente in due. Stendiamo due cerchi che abbiano uno spessore non superiore al mezzo centimetro. Suddividiamo ogni cerchio in otto triangoli e su ognuno di essi riponiamo un cucchiaio di cioccolato, marmellata o miele (a piacere la farcitura).

Arrotoliamo i triangoli in modo da formare i cornetti. Riponiamo i dolci  su una teglia con carta forno e lasciamoli lievitare per tutta la notte nel forno spento.

Al mattino spennelliamo i cornetti con un tuorlo d’uovo mescolato ad un cucchiaino d’acqua o a qualche goccia di latte.

Facciamo cuocere e dorare i cornetti  a  180°  per circa 15 minuti.

Mettiamo la caffettiera sul fuoco e apparecchiamo la tavola.

La colazione è pronta!

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L’arte della pazienza: la pasta madre

Marmellata di cipolle lasporta

Marmellata di cipolle

La marmellata di cipolle è una ricetta alternativa per sperimentare sapori nuovi. Può essere servita su crostini caldi come aperitivo o per accompagnare la carne come salsa, con scampi scottati, gorgonzola o caprino.

Ingredienti: 1 kg di cipolle rosse, 500 gr di zucchero, 4 foglie di alloro secche, 1 cucchiaio raso di sale, 200 ml di aceto

Preparazione: eliminiamo la buccia delle cipolle e tagliamole a fette molto sottili che divideremo a metà, mettiamole a macerare in un contenitore a chiusura ermetica insieme all’aceto, il sale e le foglie di alloro per 4 ore circa. Dopo aver lasciato riposare le cipolle apriamo il contenitore e aggiungiamoci lo zucchero, mescoliamo e richiudiamo per fare macerare altre 5 ore. Passate anche queste 5 ore, eliminiamo le foglie di alloro e versiamo il tutto in una pentola capiente e, a fuoco lento, lasciamo cuocere per circa 45 minuti. Quando risulterà consistente, versiamola in barattoli di vetro a chiusura ermetica precedentemente sterilizzati e lasciamoli raffreddare tenendoli rovesciati. Lasciamo riposare la marmellata  tenendola in un luogo fresco e asciutto, una volta aperto il barattolo conserviamolo in frigorifero ma consumiamolo comunque in quattro, cinque giorni.

Consigli: per dare più gusto alle cipolle possiamo aggiungere, quasi al termine della cottura del brandy, possiamo inoltre usare zucchero di canna al posto dello zucchero bianco. Per le conserve e le marmellate è davvero consigliabile sterilizzare sempre i barattoli prima di usarli.

 

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Zuppa di cipolle alla francese

La zuppa di cipolle,  detto Soup d’oignon, è un piatto molto raffinato nato povero, già sulla tavola degli antichi romani, oggi, è un fiore all’occhiello della cucina francese. 

Gli ingredienti per 4 persone: 3 kg di cipolle, 40 gr di burro, 20 gr di farina, brodo di pollo (ma anche vegetale per chi lo preferisse)  1,5 l, emmental o groviera 200 gr (maa anche parmigiano o grana a volontà), vino bianco 1/2 bicchiere, sale e pepe nero quanto bastano.

La preparazione: laviamo e affettiamo le cipolle finemente e fondiamo il burro in una casseruola facendo attenzione a non bruciarlo. Quando il burro sarà completamente fuso aggiungiamo le cipolle e lasciamole stufare a fuoco basso per 30 minuti fino a farle diventare quasi cremose. Mentre le stufiamo potremo aggiungere due cucchiai d’acqua per non farle bruciare. Quando le cipolle saranno morbide aggiungiamo la farina. Mescoliamo bene per evitare i grumi e lasciamo cuocere per altri 3 minuti. Adesso aggiungiamo il vino e sfumiamo per versare il brodo filtrato. Saliamo e pepiamo e cuociamo per altri 15 minuti a fuoco lento. Tostiamo il pane  e disponiamolo in fondo alle cocottine da forno, grattugiamoci il formaggio e copriamo tutto con la zuppa bollente. Aggiungiamo altro pane e altro formaggio grattugiato e, ultimo passaggio, inforniamo a 200° C per 5 minuti.

A gratinatura completata possiamo servire.

Consigli: Possiamo usare pane integrale o raffermo, al posto dell’emmental grana padano o parmigiano, le cipolle che possiamo usare sono la bianca e la ramata. Possiamo gustare la zuppa anche il giorno dopo sempre se ne rimane un po’…

Bon apetit a tous!!