centrifugato-con-lo-zenzero-dimagranti-detox

Melone, pesca e zenzero il detox perfetto per l’estate

Rimaniamo in forma assumendo  proteine, vitamine e sali minerali con il nostro centrifugato detox al melone, pesca e zenzero che ha proprietà diuretiche e depurative ed è un vero e proprio concentrato di energia.

Per la nostra pelle è importante fare scorta di beta-carotene, di cui pesca e melone sono ricchissimi: i principi nutritivi di questi due frutti favoriscono inoltre la digestione e purificano l’organismo grazie alla presenza di calcio e potassio di vitamine A, B1, B2, C e PP, di oligoelementi quali fosforo, potassio, magnesio, zolfo ferro, manganese. La pesca dunque è un vero e proprio ricostituente e rimineralizzante, mentre le vitamine e i sali minerali del melone liberano dalle scorie e tossine in eccesso.

Un pizzico di zenzero infine regalerà al centrifugato un sapore speziato più deciso e le sue proprietà anti-infiammatorie naturali che lo distinguono dalla notte dei tempi.

Ingredienti:  mezzo melone, 3 pesche, 1 pizzico di zenzero

Preparazione: tagliamo il melone e le pesche a pezzetti togliendo semi, buccia e nocciolo, aggiungiamo lo zenzero e frulliamo tutto. Se vogliamo berlo fresco, possiamo aggiungere due cubetti di ghiaccio… e stenderci finalmente  al sole! 🙂

 

Chusura estiva la sporta

Chiusura estiva

Mancano poche settimane alla nostra chiusura estiva. L’ultima consegna domicilio sarà il 25 luglio  per poi riprendere a settembre.

A tutti buone vacanze!!

La sPorta

crema detergente all'avena

Con l’avena la crema detergente per il viso e il corpo

La crema all’avena è, sin dalla notte dei tempi, un detergente naturale particolarmente delicato e idratante. La vitamine E (antiossidante, idratante e lenitiva) la vitamina K (per la cicatrizzazione e la riduzione delle imperfezioni cutanee), nonché le vitamine del gruppo B (antiossidanti e anti-invecchiamento) e i minerali presenti in questo ingrediente sono davvero preziosi stimolando il rinnovamento della pelle, idratandola e migliorandone la tonicità.

E’ perfetta per chi ha la pelle secca e sensibile ma anche per chi ha la pelle grassa poiché, grazie alla presenza di saponine (sostanze di origine vegetale con azione saponosa), ha un’azione detergente profonda.

Ingredienti e dosi per un lavaggio completo (viso e corpo):

3 cucchiai di farina di avena setacciata, 1 cucchiaino di miele, 2/3 gocce di un olio essenziale a scelta (facoltativo), acqua q.b.

Preparazione e uso: prima di fare la doccia o il bagno, mescoliamo in una ciotola la farina di avena precedentemente setacciata con il miele e un goccio d’acqua. Otterremo una crema densa. Possiamo aggiungere 2/3 gocce di un olio essenziale a scelta per la profumazione.

Raccogliamo una noce di crema detergente nel cavo della mano e strofiniamola sulla pelle bagnata del viso e del corpo, fino a formare un sottile strato. Massaggiamo delicatamente a per alcuni minuti e risciacquiamo con acqua tiepida. La pelle risulterà morbida al tatto e completamente pulita dalle impurità

piadina-ai-grani-antichi

La piadina ai grani antichi

Continuiamo a panificare, per chi volesse rimanere leggero e ha bandito il pane dalla propria dieta, proponiamo una ricetta “alternativa” e meno impegnativa con i grani antichi: la piadina.

Ingredienti:  200 gr di farina tipo 1 di grani antichi, 100 ml di acqua calda, 35 gr di olivo extravergine di oliva, 2 cucchiai di semi di sesamo, qualche rametto di rosmarino, 1 cucchiaino di paprika, 1 cucchiaino di sale

Preparazione: Tostiamo in una padella i semi di sesamo a fiamma molto bassa. Lasciamo raffreddare. Riduciamo in pezzetti il rosmarino. Mescoliamo in una ciotola la farina con la paprika, il rosmarino, i semi di sesamo tostati e sale quanto basta. Aggiungiamo l’olio e l’acqua calda e lavoriamo la pasta per 10/15 minuti  con movimenti dal basso verso l’alto, ripiegando la pasta su se stessa in modo da incorporare aria.

A lavorazione terminata formiamo una sfera, la ungiamo con un filo d’olio e, coperta, in una ciotola, la lasciamo riposare per circa mezz’ora. Finito il tempo di riposo, dividiamo la pasta in quattro parti. Spolveriamo la spianatoia di farina e, lavorando di mattarello, creiamo piadine tonde molto sottili.

Riscaldiamo una padella piatta e adagiamo delicatamente la piadina lasciandola cuocere per pochi minuti, quando la piadina comincerà a fare le bolle e si staccherà la possiamo girare. Se non la vogliamo croccante ma morbida per poterla farcire, non lasciamola sul fuoco troppo a lungo. Ripetiamo la stessa operazione per le altre piadine. Per la farcia possiamo sbizzarrirci! Ottime, verdure verdi stufate, pomodorini, formaggi  e quant’altro…

Ma per tutti buon appetito da La sPorta

Pane-grano-antico-senatore-capelli

Pane al grano antico Senatore Capelli

Protagonista della nostra tavola – non si può fare mai senza   –  è il pane.  Ed è per questo che vi proponiamo una ricetta non facile da realizzare, ma che ci darà tanta soddisfazione: ancora di più se lo prepareremo con la semola Senatore Capelli, un grano antico delle nostre terre. Per riappropriarci dei nostri saperi più antichi. Per chi è alla ricerca dei sapori perduti, forti tanto da non essere facilmente dimenticati, sollecitiamo i nostri ricordi d’infanzia con il gusto e l’olfatto veri conduttori della memoria …

Ingredienti per due pagnotte di circa 500 gr. : 150 g di pasta madre rinfrescata, 500 g di semola di Senatore Cappelli, 300 ml di acqua, un pizzico di sale marino

Procedimento: abbiamo rinfrescato la nostra pasta madre che ci servirà per il nostro pane? Prendiamone circa 150 g e mettiamola in una ciotola, la sciogliamo nell’acqua aggiungendo la semola Senatore Capelli e un pizzico di sale. Impastiamo finché non otteniamo un’amalgama elastica ed omogenea.

Copriamola con un canovaccio e facciamo lievitare a temperatura ambiente per 4-5 ore.

Trascorse le 5 ore di rito, poniamo l’impasto su un tagliere infarinato e formiamo due pagnotte che disporremo su una teglia con carta da forno per lasciarle riposare per altre due ore.

Accendiamo il forno e portiamolo a 250°C, inforniamo dopo aver inciso una X sulla superficie delle pagnotte. Cuociamo per 10 minuti e poi abbassiamo la temperatura a 200°C, continuando la cottura per altri 25-30 minuti.

Quando il profumo invaderà la casa, e le pagnotte avranno un colore dorato e appetitoso, sarà pronto per gustarlo

Buon appetito da la sPorta!

grani-antichi-lasporta

I sapori della nostra terra: i grani antichi

Quando acquistiamo la farina, generalmente prendiamo quella di grano tenero, la bianca tipo 0 o 00, per intenderci. Non tutti sanno però che, per poterla produrre su larga scala, il grano da cui si ricava è stato selezionato e modificato negli anni e questo lo ha reso molto povero sul lato nutrizionale.

Ecco che, riscoprire i grani antichi può essere un’alternativa molto valida da portare in tavola per mangiare meglio e riconquistare i valori nutritivi perduti. Le loro spighe solo alte con sfumature scure e chicchi irregolari. Non vengono lavorate a livello intensivo e tutto ciò giustifica anche un prezzo di vendita più alto, a fronte però di un prodotto più sano e genuino.

Un plauso va a a chi ha scelto di produrre questi prodotti affrontando i colossi del mercato, la riscoperta dei grani antichi è merito di piccoli produttori agricoli che ogni giorno affrontano la concorrenza e scelgono si produrre grani d’eccellenza anche se spesso non conviene loro. Come Davide contro Golia, chi li produce è consapevole che, oltre alla vendita c’è molto di più: dare al consumatore la certezza di qualità oltre che tutelare la storia, la cultura e la biodiversità del nostro territorio che altrimenti andrebbero a scomparire. Acquistare grani antichi è un ottimo metodo per scegliere la filiera corta e conoscerne la provenienza.  Ovviamente, data la varietà dei grani antichi, è consigliabile prediligere e acquistare quelli tipici del proprio territorio.

Il Senatore Cappelli,  la Tumminia, il Grano Monococco, il Gentil Rosso, il Saragolla, la Verna, il Biancolilla, il Bidì, il Rieti, il Maiorca, il Persacci e il Russello,  soltanto per citarne alcuni, sono i baluardi delle tradizioni alimentari italiane, vengono infatti prodotti localmente e ogni terra ha la sua cultura e il suo grano da sempre.

I grani antichi non sono di facile reperibilità. Si trovano nei negozi di alimentazione biologica – o via e-commerce, nei mercati contadini e artigianali, o sono direttamente acquistabili nelle aziende agricole su territorio. La mancanza di modificazioni è il motivo principe per cui bisognerebbe consumarli più spesso, rendono meno e perciò sono un po’ più cari sul mercato, ma il prodotto risulta essere più sano e genuino. La loro lavorazione rimane quella di un tempo con la macina in pietra, la farina prodotta è meno raffinata e si presenta semi-integrale. I grani antichi, a differenza dei prodotti modificati, hanno un rapporto più equilibrato di amido e glutine e quest’ultimo si presenta nei chicchi in percentuale minore rispetto ai prodotti modificati rendendoli  più digeribili e assimilabili rispetto agli industriali. Si differenziano anche nel sapore e nel profumo più intenso. Consumando grani antichi, variando la propria dieta con cereali senza glutine, si scongiura o quanto meno si allontana, la possibilità di sviluppare intolleranza al glutine. Purtroppo, dobbiamo sfatare un mito: i celiaci, così come non possono consumare grano modificato e lavorato, non possono neppure inserire grani antichi nella propria alimentazione.

5 ottime ragioni per consumare grani antichi:

Non hanno subito alterazioni: in passato i contadini sceglievano di anno in anno il grano migliore per poi coltivarlo l’anno seguente. Questo approccio è stato ripristinato da chi sceglie oggi la coltivazione dei grani antichi, sono dei veri e propri “custodi” che seminano queste rarità botaniche dedicando una parte dei loro terreni impegnandosi nella ricerca storica e a mantenere la purezza del seme. La riscoperta dei grani antichi è merito dunque dei piccoli agricoltori che scelgono di affrontare la concorrenza del grande mercato anche se spesso non gli conviene per l’amore della tradizione e la qualità.

Sono meno raffinati, più digeribili e pregiati: i grani antichi vengono lavorati con la macina a pietra, la farina dunque è anch’essa meno raffinata rispetto al procedimento industriale e, nell’intera filiera di produzione, la qualità risulta migliore e più pregiata. Semi-integrali, dal colore, sapore e profumo più intensi, sono molto più digeribili e assimilabili poiché mantengono un rapporto equilibrato tra amido e glutine a differenza del grano moderno che, nelle sue molteplici manipolazioni, ha moltiplicato la presenza di glutine nelle farine lavorate.

Limitano le intolleranze: negli ultimi anni si è riscontrata una crescita di sensibilità al glutine probabilmente dovuta ad un consumo eccessivo di questa proteina. Variando la dieta con cereali senza glutine si allontana la possibilità di sviluppare intolleranze. I celiaci purtroppo non potranno consumare  prodotti derivati dai grani antichi, come per il grano moderno, la presenza di glutine è sicuramente minore ma è comunque presente.

Sostengono la filiera corta: acquistare grani antichi significa scegliere la filiera corta e sapere la provenienza del prodotto prediligendo la varietà presente sul proprio territorio.

Tutelano la biodiversità: la varietà e mescolanza, nel coltivare i grani antichi,  innescano una selezione naturale che fortifica le spighe senza aiuti chimici, si adatta alle condizioni ambientali, all’esposizione e alla composizione del terreno. Il loro recupero è nato dall’esigenza di salvaguardare le nostre tradizioni, il nostro paesaggio, nonché arricchire la biodiversità di un’agricoltura che negli ultimi decenni ha ridotto a poche specie il frumento nel Bel Paese (come ad esempio in Sicilia, uno dei granai dell’Impero Romano) nonché i semi che, per i costi di produzione più elevati a fronte di una resa più bassa, rischiano di scomparire per sempre con la nostra storia.

Compagnia della Melanzana

Dal 18 al 25 giugno la settimana della Compagnia della Melanzana

Dal 18 al 25 giugno parte la settimana della Compagnia della Melanzana.

Tutti coloro che nella loro sporta hanno trovato il tagliando di questa Compagnia potranno usufruire del 10% di sconto sulla propria spesa qualsiasi sia la scelta, sporta grande e piccola  a sorpresa o sporta fai da te nella settimana dal 18 al 25 giugno.

Continuate a seguirci su Facebook e sul sito e scoprire la settimana della vostra Compagnia!

insalata di pesche la sporta

Insalata di pesche

Se vogliamo divertirci a miscelare sapori e a sperimentare ricette insolite con la frutta di stagione, alcune idee semplici per gustare le pesche dall’antipasto al contorno. Proviamo a combinare la pesca noce con un formaggio fresco con un pizzico di origano e timo, o su un crostino di pane  a fettine con il gorgonzola. Se amiamo il gazpacho, frulliamo insieme 4 pesche bianche, un pomodoro ramato, un mazzetto di basilico, 1 scorsa di lime,  1 cucchiaio di aceto balsamico e olio di oliva extravergine 6 gocce di tabasco, da tenere in frigo e da servire con una fogliolina di basilico fresco e tanto ghiaccio.

Ma per chi ama le insalate, quella di pesche è freschissima e può essere consumata anche come antipasto.

Ingredienti: 8 grosse pesche bianche, peperoncino in polvere o a scaglie, il succo di un limone, un cucchiaio di semi di cumino, 3 prese di zucchero,  pepe nero macinato al momento, sale q.b.

Preparazione: Laviamo le pesche e asciutte, tagliamole  a fettine sottili lasciando la buccia. Sistemate in un bel piatto largo, le condiamo con lo zucchero, il sale (2 prese), il peperoncino e mescoliamo. In un pentolino tostiamo i semi di cumino e distribuiamoli sopra le pesche.

 

permacultura-lasporta.it

Il sistema agricolo sostenibile: la permacultura

“Le strategie “dal basso verso l’alto” più rilevanti partono dall’individuo e si sviluppano attraverso l’esempio e l’emulazione fino a generare cambiamenti di massa. La permacultura – per quanto complementare a molti approcci “dall’alto verso il basso” all’interno del movimento ambientalista – non ha come obiettivo principale quello di far pressione su governo e istituzioni per cambiare la politica, ma quello di permettere a individui, famiglie e comunità locali di accentuare la loro autosufficienza e autoregolazione. […] Tale approccio si basa sulla consapevolezza che una parte della società è pronta, disponibile e in grado, sostanzialmente – questo è ancora più significativo – di cambiare il proprio comportamento, se crede che ciò sia possibile e rilevante. Questa minoranza socialmente ed ecologicamente motivata rappresenta la chiave di volta di un cambiamento su larga scala.”

David Holmgren, Permacultura, dallo sfruttamento all’integrazione. Progettare modelli di vita etici, stabili e sostenibili

Se vogliamo conoscere un po’ di più il mondo che ruota intorno all’agricoltura biologica, non possiamo fare a meno di approfondire parlando della “permacoltura”. Questa parola è stata “recuperata” negli anni ’70 da Bill Mollison e David Holmgren per descrivere un sistema integrato ed evolutivo di specie vegetali ed animali auto-perpetuante utili all’uomo. Il concetto infatti era già noto nel 1911, poiché coniato da Franklin Hiram King nel suo libro Farmers of Forty Centuries: Or Permanent Agriculture in Chinr, Korea and Japan.

Permacultura nasce dall’unione di due parole “permanent agriculture” e la sua definizione più corretta può essere così sintetizzata: “terreni progettati coscientemente in modo da riprodurre gli schemi e le relazioni presenti in natura, in grado di produrre abbondanza di cibo, fibre ed energia al fine di provvedere ai bisogni locali” e lo stesso Hiram partiva proprio dalla definizione di un sistema agricolo totalmente autosufficiente sostenibile per un tempo illimitato.
Mollison e Holmgren, recuperando questo sistema, consapevoli che l’uomo non può sopravvivere senza abbracciare un’agricoltura sostenibile e soprattutto una gestione etica della terra, hanno applicato praticamente  la teoria sviluppando diverse scienze ecologiche – attingendo da varie aree di interesse quali architettura, biologia, selvicoltura, agricoltura e zootecnia – aprendo la strada ad orizzonti progettuali innovativi.
In Australia, a partire dal 1974, Mollison e Holmgren cominciano a sviluppare un quadro di riferimento per un sistema agricolo sostenibile, incentrandolo su una policoltura a base di specie arboree perenni, arbusti, specie erbacee, funghi e sistemi radicali. Questo metodo include la progettazione di insediamenti umani che possano ridurre il lavoro necessario per mantenerli, gli scarti e l’inquinamento e contemporaneamente preservare ed  incrementare naturalmente la fertilità dei terreni e la biodiversità.
Questa metodologia di progettazione, che ha compiuto i suoi primi 50 anni,  ha dato e dà,  come risultato,  un ambiente  equilibrato e sostenibile. Applicando i suoi principi e le strategie ecologiche, si è vista la possibilità reale del ripristino dell’equilibrio dei sistemi alla base della vita: dalla conservazione consapevole degli ecosistemi produttivi, nel rispetto della diversità, alla stabilità e alla flessibilità degli ecosistemi naturali. La permacultura, nata come sistema di progettazione del territorio che integra l’uomo con l’ambiente armoniosamente ha, come obiettivo prioritario, la realizzazione di insediamenti duraturi, il più possibile vicini agli ecosistemi naturali, rispettando la morfologia, il clima, il terreno la vegetazione e gli esseri viventi che vi abitano, sviluppando uno stile di vita non predatorio ma volto al sostegno reciproco tra tutti questi elementi.
Il risultato è un sistema di grande valore etico, sostenibile nel tempo, un processo che va ad intaccare strategie economiche e strutture sociali consolidate producendo profondi cambiamenti socio-culturali. ll metodo della permacultura si è diffuso in tutto il mondo a partire dagli anni ottanta, nel 2002 si contavano 100.000 realtà in tutto il mondo. Ancora troppo poche rispetto a ciò che si potrebbe fare forse perché la cultura volta al consumismo è profondamente radicata e forse perché poco incentivata dalle autorità politiche globali e locali.  Nonostante ciò possiamo leggere i risultati di anni di sperimentazione grazie ad una vasta bibliografia che opera al fine di promuovere queste tecniche volte al cambiamento.
L’opera di Mollison e Holmgren può essere così sintetizzata:
La crisi ambientale – è un problema reale e di tali dimensioni che le trasformazioni – in peggio – della civiltà moderna non potranno mancare creando devastanti conseguenze e mettendo in serio pericolo il benessere e la stessa sopravvivenza della popolazione mondiale, in costante aumento.
L’impatto globale sull’ambiente – quello già presente e quello futuro – dato dalla crescita esponenziale della società industriale e della popolazione –  sulla  biodiversità sarà sicuramente molto più vasto e repentino dei cambiamenti registrati negli ultimi secoli.
L’uomo, come ogni altro essere vivente, è soggetto alle stesse leggi scientifiche che governano l’universo materiale e l’evolutive, prime fra tutte quelle relative al bilancio energetico.
Lo sfruttamento dei combustibili fossili  – e il suo probabile esaurimento nel tempo –  è la prima causa della sovrappopolazione mondiale, delle conquiste tecnologiche che governano la società moderna, e nonostante sia difficile prevedere gli sviluppi della società umana successivi all’esaurimento di tali risorse energetiche, è indubbio che i prossimi decenni vedranno il ritorno ai modelli culturali preindustriali più vicini alla natura e a modelli sociali dipendenti da energie e risorse rinnovabili.
colori-dell'estate-lasporta.it

Arancione e giallo i colori dell’estate

Stiamo già pensando alle nostre vacanze al mare? Cominciamo a proteggere la nostra pelle consumando frutta e verdura dai colori dell’estate: gialli ed arancioni, ricchi di beta-carotene.
Volendo sfatare un mito le pesche le albicocche, le carote, i peperoni non aiutano ad abbronzarsi più velocemente ma, grazie al beta-carotene – che il nostro organismo, il fegato per l’esattezza, trasforma in vitamina A, quando necessario – bilanciano gli effetti negativi dell’esposizione al sole. Il beta-carotene infatti contribuisce a proteggere la nostra pelle dall’invecchiamento e da mali peggiori, sottoposta al calore del sole per molte ore e dunque a un forte stress. E’ il più potente precursore della vitamina A insieme ad altri coretenoidi quali l’alfa-carotene e la beta-criptoxantina. La vitamina  A soprattutto, è indispensabile a tutte le età e il suo apporto dovrebbe essere quotidiano (ma non in eccedenza perché potrebbe risultare tossico), poiché è la vitamina della “vista”  per eccellenza ma influisce anche sul rinnovamento dei tessuti e il sistema immunitario, interviene nel processi di cicatrizzazione e protegge la pelle dalle aggressioni esterne. Beta-carotene e provitamina A si trovano negli alimenti di origini vegetale, nelle uova e nel burro.
Le verdure che hanno un apporto maggiore di beta-carotene sono l’acetosa, la rapa, il cerfoglio, la carota, il tarassaco, gli spinaci, il prezzemolo, l’albicocca e la pesca noce, scarola, cicoria, cavolo rosso, lattuga.
Un consiglio: nella preparazione di insalate ricche di beta-carotene per favorire l’assorbimento di provitamina liposolubile utilizziamo un filo d’olio.