Compagnia della Melanzana

Dal 18 al 25 giugno la settimana della Compagnia della Melanzana

Dal 18 al 25 giugno parte la settimana della Compagnia della Melanzana.

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Biodiversità-quanto abbiamo perso

Biodiversità… cosa abbiamo perso

L’aumento della produzione agricola e una politica globale profondamente legata ai profitti, nell’ultimo secolo hanno portato a sacrificare razze animali e piante, che nel tempo si sono estinte. La perdita, nella sola agricoltura è stata davvero pesante: il 75% di varietà vegetali preesistenti sono sparite, e ad oggi, tre quarti dell’alimentazione mondiale, è sostenuta da appena 12 specie vegetali e 5 specie animali. Possiamo citare alcuni esempi al fine di far capire la ricchezza in natura inestimabile che abbiamo perso consapevolmente: delle 7100 varietà di mela che crescevano negli Stati Uniti nell’Ottocento, 6800 non si trovano più. Così come il 95% delle 500 varietà di fagioli e l’81% dei più dei 400 tipi di pomodoro. Soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, lo sviluppo dell’agricoltura cosiddetta “industriale” ha visto un uso sempre maggiore della chimica per la sintetizzazione di pesticidi indiscriminato, oseremmo dire, che ha portato alla perdita delle capacità di adattamento ai cambiamenti ambientali e alla perdita della biodiversità che prima riusciva a convivere grazie ad una diversa tipologia di coltivazione che non prevedeva nessun metodo invasivo sull’ambiente.

Oggi, l’agricoltura biologica, alla quale ci si approccia sempre di più, salvaguarda, tutela ed incrementa la diversità genetica delle piante e degli animali proprio attraverso tecniche di produzione e gestione aziendale, come l’uso degli artropodi in agricoltura, che hanno come priorità il rispetto di tutto l’eco-sistema restaurando un equilibrio che mantiene in vita molte specie a bassi livelli di densità, al contrario dei moderni prodotti chimici esistenti che, indistintamente, riducono sia gli organismi realmente dannosi alle colture, sia specie innocue, come le api, fondamentali per l’impollinazione. Ma il danno non finisce qui, poiché, ad opera di queste sostanze, a morire non saranno solo i piccoli organismi ma anche tutti quegli animali che fanno parte della catena alimentare superiore, (la cosiddetta catena trofica) come ad esempio gli uccelli insettivori che non trovano cibo e quando lo trovano accumulano veleni e tossine.

L’uso dei pesticidi chimici, un vasto e diversificato gruppo di sostanze – insetticidi, fungicidi, erbicidi, ratticidi, larvicidi, repellenti, disinfettanti – usati al fine di migliorare la resa dei raccolti, oltre a ridurre la biodiversità, ha portato ad un aumento delle specie infestanti e, il suo uso nel tempo, sempre più inefficace. L’aumento della resistenza dei parassiti ai pesticidi induce ad un incremento delle dosi, alla ricerca di nuovi prodotti aumentando i costi per gli agricoltori e i consumatori, solo parlando di api, i costi prodotti dalla mancata impollinazione delle piante tocca quasi il 10% della produzione agricola mondiale, un valore stimato pari a 153 miliardi di euro. Il tasto dolente però rimane quando buttiamo lo sguardo sui costi legati alla salute, dati da intossicazioni acute, manifestazioni patologiche croniche, malformazioni, allergie, immunizzazioni forzate, antibiotici e ormoni propinati inconsapevolmente a cui dobbiamo dare conto. L’alternativa più plausibile dunque rimane l’agricoltura biologica che sfrutta i rapporti di competizione esistenti in natura come ad esempio le coccinelle per la lotta agli afidi. E poi ancora piccoli accorgimenti (magari un po’ più in grande) che sono sempre esistiti e hanno sempre funzionato: l’uso della rotazione delle colture, l’eliminazione di piante infette, l’uso di pesticidi non tossici naturali selettivi. Infine, semplicemente seguire i ritmi naturali come si è sempre fatto. Ritornare sui nostri passi e riconsiderare vecchie tecniche rimane, la risposta più giusta per un’eco-sistema già perfetto in natura che dobbiamo ricominciare a rispettare.